COSA ASPETTIAMO???

La UE non vi fa’ uscire dalla crisi. Uscite dalla UE!”
Maurizio Blondet 12 maggio 2016 1
“L’Italia è fottuta, se Renzi non esce dall’euro”. Mentre le sinistre italiane celebrano l’ultimo trionfo della loro ideologia fallimentare e degressiva, le “Nozze gay”, sul Telegraph Ambrose Evans-Pritchard (il miglior giornalista economico d’Europa) fa’ la diagnosi della nostra agonia. Anche se molti elementi sono noti, la limpida organizzazione li rende spaventosi.

Dopo sette anni di (relativa) espansione globale, solo l’Italia resta intrappolata nella trappola debito-deflazione e in una crisi bancaria “che non può combattere dentro le stretture paralizzanti dell’unione monetaria”. Ora “sta finendo il tempo concessole”: l’artificiale ripresa mondiale gonfiata dalla Federal Reserve e dal boom creditizio cinese è alla fine. E anche l’effetto del triplice stimolo dovuto al petrolio incredibilmente a buon prezzo, l’euro debole e la polverina magica di Draghi (che compra i titoli di debito col denaro creato dal nulla) sta svanendo prima che il paese sia sfuggito dalla trappola della stagnazione.

Le stupide norme europee – che i nostri governi hanno firmato, pensando con furbizia italiota di aggirarle, e i tedeschi avrebbero chiuso un occhio – ci impongono di “rientrare” dal nostro debito pubblico, ridurlo dal 120% al 60 per cento del Pil, al ritmo di tagli del 3,6% de debito sul Pil. Il che si può fare – eccome no? – a patto di mantenere per vent’anni un bilancio in attivo, da dedicare al ri-pagamento del debito, e un attivo tanto grande da coprire quel 3,6.

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Un surplus che la recessione divenuta depressione e adesso deflazione, rende matematicamente impossibile. Infatti solo un po’ d’inflazione (con un po’ di crescita) può ridurre non la misura assoluta del debito (che resterà colossale), bensì il “rapporto debito-Pil”; facendo aumentare in termini monetari il Pil, rispetto al quale il debito sembra minore. Tutti gli anni i governi italioti hanno scritto nei loro bilanci di previsione una ottimistica riduzione del rapporto. Ogni anno hanno fallito. “Il debito è stato il 121% del Pil nel 2011, 123 nel 2012, 129% nel 2013. Nel 2014, 132,7%”. Per effetto meccanico della deflazione e per le austerità imposte dall’Europa.

Questi dati, in un paese serio, avrebbero portato da tempo al cambio di classe dirigente. Invece la nostra celebra il suo trionfo dei “diritti civili”, con le facce delll Cirinnà e Boldrini. Tagli dopo tagli (dei servizi pubblici, non dei loro stipendi), austerità dopo austerità (non per lorsignori), supertassazione dopo supertassazione (a carico dei produttori) non sono servite nemmeno a fa declinare questo rapporto. Il Fmi prevede per noi una crescita dell’1 per cento, già ottimistica. Lontanissima dal 3,6 necessario.

Ed ora, sta arrivando un’altra recessione globale. In che condizione ci arriviamo? Il giornalista ita il governatore i Bankitalia, Vincenzo Visco : “Abbiamo perso 9 punti percentuali di Pil e un quarto della nostra produzione industriale”. Lui, Visco, ha presieduto la banca centrale con uno stipendio colossale, assistendo a questa distruzione, e solo adesso se ne accorge? In un paese normale, sarebbe stato da tempo fucilato alla schiena.

Entriamo nella recessione 2.0 con le risorse produttive crollate, un sistema bancario fallito governato da ladri e truffatori, e senza aver fatto “le riforme”, le sole che contano: quelle razionalizzazioni e snellimenti che obbligano il settore pubblico a lavorare per la nazione, non contro di essa, come parassiti succhia-sangue. “L’Italia è enormemente vulnerabile”, dice Simon Tilford del Centre for European Reform. “E il governo non ha munizioni per scongiurare la recessione” , o il nuovo collasso. In questo tempo l’Italia ha perso il 30 per cento di competitività sul costo del lavoro contro a Germania, e la sua produttività è collassata del 5.9 per cento dal 2000. Perché? Logico: perché abbiamo adottato la moneta tedesca senza diventare noi stesi antropologicamente dei tedeschi. Specie la “classe dirigente” e l’apparato di pubblico parassitismo ha sgavazzato nelle sue inefficienze, senza il minimo sforzo di ridurle.

Mettiamo qui i puntini sulle i:

La produttività del lavoro è rimasta altissima, persino superiore a quella tedesca, in certi settori produttivi (del Nord). Benissimo, sono quelli che la sanguisuga pubblica ha più penalizzato ipertassandoli, facendogli mancare le infrastrutture, trattandoli da “evasori” e quindi assoggettandoli a un controllo asfissiante e sospettoso, da potenza occupante straniera – tutte cose che si sono tradotte in costi inutili e dunque “perdita di competitività del lavoro”.

Non basta: questi signori hanno accettato senza discutere (forse senza capire) la “ricetta” impostaci da Berlino e Bruxelles: la “svalutazione interna”. Capite cosa significa? Invece della svalutazione esterna (della moneta) hanno svalutato i nostri lavoratori del settore privato (ossia produttivo) , costretti a tagli dei salari, ormai da fame. Loro, tagli dei salari, nessuno…

“Cercare di guadagnare competitività con la svalutazione interna [tagli salariali ai privati] non fa’ che invelenire la dinamica del debito e perpetuare la depressione. Il risultato è l’implosione industriale”, che in Italia “è sotto i nostri occhi”.

Uno degli effetti è che le banche italiani sono strapiene di crediti andati a male, su cui i debitori non pagano più gli interessi. 360 miliardi, il 19 per cento del bilancio del sistema bancario. Il peggiore dei G-20, forse più di quello della Cina (che però è la prima manifattura mondiale, mentre noi abbiamo de-industrializzato). Attenzione: parte di questo orrore è dovuto ai furbastri come topi nel formaggio siedono nei cda delle banche, che davano prestiti agli amici o a sé stessi. Ma se pensate, come strillano i media e le sinistre più a sinistra, che è stato “il papà della Boschi” e quindi tutto si risolve chiedendo “le dimissioni della Boschi”, siete ancora prigionieri della demenza italiota, nella sua eterna lite di condominio sragionante.

Il problema è alquanto più grave. “E’ normale avere nel sistema bancario un’alta quota di crediti andati a male, dopo tanti anni di una recessione così profonda”, dice infatti Lorenzo Codogno, già economista al Tesoro ed oggi alla London School of Economics. La Banca Centrale Europea peggiora la situazione, “insistendo ad esigere” dalle banche malandate che accantonino sempre maggiori riserve. “Non dovrebbe farlo, perché non fa che aggravare la instabilità”.

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Ma lo ordinano le regole europee. Come le norme europee sul bail-in (che pure il nostro governo e il nostro Visco hanno firmato!) son quelle che impediscono alle banche di cancellare dai loro libri contabili i crediti peggiori, quelli cadaverici, che ammontano a 83,6 miliardi: perché se lo fanno sono forzate dall’Europa a ricapitalizzazioni forzate – in tempi dove i capitali sono scomparsi – e tagliare i creditori , come hanno visto i depositanti di Banca Etruria e Montepaschi.

“Le norme sul bail-in sono fonte di gravi rischi di liquidità e di instabilità finanziaria” ha dichiarato Visco, quasi non fosse stato lui ad accettarle, e dovrebbero essere riviste prima di innescare una corsa agli sportelli de sistema bancario italiota (corsa che pare già avvenuta, con emorragie di capitali fuggenti all’estero). E questo per quanto riguarda le colpe dei nostri cosiddetti dirigenti, la cui incompetenza dovrebbe essere punita.

Ma le colpe europee sono ancor peggiori. In questo frangente, invece di dare una mano, Bruxelles, Francoforte e Berlino si intromettono e ostacolano tutte le soluzioni che il governo renzicchio (o il governicchio Renzi) prova per uscirne. La soluzione anglosassone, la bad bank in cui accumulare i cediti andati a mal, è stata bocciata perché contro le regole europee; la BCE insiste chiedere le ricapitalizzazioni, che impediscono alle banche di alleggerirsi dei crediti defunti; han consentito al fondo Atlante, un ibrido quasi bad-bank, forzando le banche relativamente sane e le assicurazioni a cacciare 4,25 miliardi per “salvare” le banche fallite. Salvataggio, va’ dal saccheggio dei fondi-avvoltoio che già fanno i giri attorno a Unicredit e alle altre, e comprerebbero per un euro il monte-risparmi degli italiani, le centinaia di miliardi che tanto da sempre fa’ gola alla finanza globale. La “soluzione” Atlante, permessa dall’Europa, non farà che trascinare nel panano le banche relativamente più sane, aggravando la crisi sistemica. E qui “il papà della Boschi” non è il problema.

Il problema è il sistema monetario europeo. Che funziona a senso unico (come vuole Berlino): “I paesi devono obbedire ad una plétora di regole e regolazioni – ma quando la crisi colpisce uno dei paesi, non gli arriva alcuna solidarietà, alcun aiuto”. Non c’è alcun vantaggio né beneficio ad attenersi alle regole. Allora perché restare nell’euro? Se ad obbedire ci si perde, e non si ottiene nessun soccorso dalla solidarietà monetaria europea (inesistente).

Evans- Pritchard dice che alcuni industriali italiani (“poteri forti”, in italiano nel testo) gli hanno sussurrato che il ritorno alla lira non sarebbe poi un gran male. Meglio tardi che mi, “poteri forti” de miei stivali. Il 48 per cento degli italiani c’è arrivato prima di voi, è già disposto ad uscire dal modo scorsoio chiamato euro. Il punto è che forse è tardi. Salvini e Grillo ci sono arrivati, ed hanno dietro due grossi partiti. Forse perfino il governo Renzi e il PD può decidere, alla fine, per salvare se stesso, di uscire dall’euro, spera il giornalista britannico.

Ma forse è troppo tardi. Abbiamo aspettato troppo, addormentati da Monti, dai Bersani, dai Visco e da Padoan.

Svalutare farà bene, se poi l’industria lavora a pieno ritmo; ma quale industria? È stata stroncata al 25%. E le competenze dei lavoratori da rimettere al lavoro con salari in lire, ci sono ancora, dopo dieci anni di desertificazione?

Il tasso di disoccupazione uficiale,11,4 per cento, non inganni: bisogna aggiungerci l’altro 12 per cento degli scoraggiati che non cercano più lavoro,” Il triplo della media UE. Vogliamo quindi dire la verità? Un buon 23 per cento sono fuori dal lavoro da troppi anni per riprendere in pieno.

E i giovani? La disoccupazione giovanile è 65% in Calabria, 56% in Sicily, and 53% in Campania” – queste regioni modello, dove i governi locali si pagano così tanto e sprecano così bene in combutta con la rispettive camorre – , “nonostante centomila all’anno se ne vadano dal Mezzogiorno, e il tasso di natalità nei territori che furono dei Borboni è il più basso dal 1862, da quando il Regno delle Due Sicilie ha cominciato a raccogliere le statistiche. La pauperizzazione è al livello della Grecia, la produzione industriale è crollata del 35 per cento e gli investimenti del 59% rispetto al 2008”. Insomma il Sud è gi probabilmente avvitato in quel giro della morte che porta da una crisi ciclica ad uno stato di sottosviluppo permanente. L’Africa è il vostro traguardo, meridionali. E temo che la cosa nemmeno vi dispiaccia. Gli studenti (chiamiamoli così) della scuola pubblica italiana (chiamiamola scuola) si stanno rifiutando di sottoporsi ai test INVALSI: naturalmente istigati dai loro insegnanti, perché i test INVALSI provano la loro incompetenza come docenti. Ovviamente sono “de sinistra” gli insegnanti anti-INVALSI, gli studenti, e la stampa che li sostiene, in prima linea Il Manifesto. E’ la protesta dei fancazzisti che si vogliono far mantenere. E la chiamano la Sinistra.

POST SCRIPTUM. ( Però in compenso la sinistra vi ha dato di sposare il vostro drudo e lasciargli la pensione di reversibilità, se vi piace a tal punto prenderlo nel kulo. Ma non vi basta ancora?)

Messa Tradizionalista e Messa Gregoriana

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Vetus Ordo Novus Ordo ‘as it is’ NovusOrdo ‘as it should be’

CONFRONTO FRA I DUE RITI

Di seguito trovate un raffronto sinottico delle due forme del rito romano o, in altri termini, della Messa gregoriana e di quella in vigore dal 1970. Lo specchietto non ha la minima pretesa scientifica e vi abbondano le omissioni e, forse, anche le imprecisioni; ma vuol consentire un colpo d’occhio di similitudini e differenze anche per chi sia ignaro di liturgia e conosca, magari neppure troppo bene, solo la messa che si celebra ordinariamente nella sua parrocchia.

Alle differenze dei testi come sotto riportati, occorre premettere, che le due Messe si distinguono anche per questi ulteriori aspetti (sempre limitandoci alle cose principali):

La forma tradizionale pone con più chiarezza l’accento sull’aspetto sacrificale della S. Messa: il Sacerdote, in persona Christi, rinovella incruentemente il sacrificio di Gesù Cristo sul Calvario (non nel senso che la Messa sia una nuova crocifissione: è sempre quella di 20 secoli fa che si riattualizza); sacrificio non solo di lode e ringraziamento, ma anche di soddisfazione a Dio, offeso per i nostri peccati, e di propiziazione per i vivi e per i morti. Indi, come i sacrifici nel Tempio, il rito si conclude con il pasto comunitario: l’altare rappresenta al tempo stesso il Golgotha (e per questo è di solito sopraelevato) e la mensa dell’Ultima Cena. La Messa in forma ordinaria, pur non negando beninteso alcuno di questi aspetti essenziali, mette piuttosto in rilievo l’aspetto della Cena del Signore.

Nella Messa straordinaria è consentito usare solo il latino, che in quella ordinaria non è quasi mai impiegato (anche se il Messale del 1970 è in quella lingua).

Nella Messa straordinaria il celebrante è sempre rivolto verso Dio (ossia verso la Croce); in quella ordinaria quasi sempre verso il popolo.

Nella Messa straordinaria è ammesso solo il canto gregoriano o polifonico, mentre i canti popolari in lingua corrente si possono eseguire solo all’inizio o alla fine; in ogni caso si canta a cappella (cioè senza strumenti) o con l’organo. Per contro nella forma ordinaria si fa uso primariamente di canti popolari e sono ammessi altri strumenti (specie chitarre, ma anche bonghi e simili).

Nella Messa tradizionale vi sono due letture (Vangelo compreso) e si ripetono di anno in anno, mentre nella forma ordinaria le letture sono tre e il lezionario è organizzato in un ciclo triennale, quindi con maggiore ampiezza di brani scritturistici.

Nella Messa antica non è prevista la concelebrazione: nelle occasioni solenni il celebrante è coadiuvato da un diacono e da un suddiacono (detta comunemente Messa ‘in terzo’)

In linea di massima, i paramenti di sacerdote e ministri sono più classici e curati nella forma straordinaria: il celebrante usa la pianeta e il manipolo (pezzo di stoffa portato al braccio sinistro, quale simbolo di fatica e dolore, come se servisse per detergere la fronte dal sudore); i chierichetti sono di solito in talare e cotta e sono sempre maschi. Tra i colori liturgici è previsto anche il nero per i funerali. Invece nella nuova Messa i paramenti sono più… ordinari: la pianeta è frequentemente sostituita dalla casula e il manipolo è desueto. Il colore nero non è usato (benché permesso: cfr. Institutio generalis Missalis Romani n. 346).

Ed ecco il raffronto tra i due Messali:

FORMA STRAORDINARIA

1.Messa dei catecumeni
FORMA ORDINARIA

1. riti di introduzione

In nomine Patris… (segno di croce)

Introibo ad altare Dei… (=mi accosterò all’altare di Dio). Il sac. ai piedi dell’altare alterna coi ministri o i fedeli l’antifona e il salmo IUDICA ME, con cui si rivolge a Dio “che allieta la mia giovinezza” ed al Cui altare sta per salire: “la Tua luce e la Tua verità mi rapirono e mi condussero al Tuo santo monte ed ai Tuoi tabernacoli”

Adiutorium nostrum…

(=Il nostro aiuto è nel nome del Signore)

Confiteor… (=Confesso…)

Sac. e poi i fedeli confessano di aver molto peccato.

Salita all’altare

Il Sac. e i fedeli si rivolgono ancora all’Altissimo con alcuni versetti biblici, quindi il Sac. ascende all’altare (di solito sopraelevato da tre gradini e coperto di tre tovaglie lintee benedette) e lo bacia in onore dei Santi le cui reliquie vi sono conservate.

Introito

Breve antifona e incipit di un salmo, dal proprio della Messa del giorno, di solito in canto

Kyrie (ripetuto 3 volte)

Breve monizione

Il Messale prevede che il Sacerdote, che già si trova all’altare (in pratica sempre rivolto al popolo), possa rivolgersi ai fedeli per introdurre e spiegare la cerimonia del giorno

Confiteor… (=Confesso)

(detto insieme da sac. e fedeli, senza più riferimenti a S. Michele Arcangelo e ai SS. Giovanni Batt., Pietro e Paolo, ma con la felice aggiunta dei peccati per omissione).

Spesso il Confiteor è sostituito da nuove formule penitenziali

Kyrie (ripetuto 2 volte)

Spesso sostituito da altre formule

Gloria

Colletta (orazione propria del giorno)

Epistola (di solito dalle Lettere di S. Paolo)

Graduale (di solito cantato)

Tratto oppure alleluia (di solito cantati)

Munda cor meum et labia mea…

Il sac. prega di purificare il cuore e le labbra, come Isaia, onde esser degno di annunziare la Parola

2. Liturgia della Parola

Prima Lettura (di solito dall’Antico Testamento)

Salmo responsoriale

Seconda Lettura (di solito dalle Lettere di S. Paolo)

Alleluia (di solito cantato)

Vangelo

Omelia

Credo

2. Messa dei fedeli

(anticamente i catecumeni, ossia coloro che non avevano ancora ricevuto il battesimo, uscivano a questo punto nell’atrio della chiesa perché ancora indegni di partecipare ai sublimi misteri del Sacrificio rinovellato di Nostro Signore)

Preghiera dei fedeli

Preghiamo affinché…

Ascoltaci, Signore.

3. Liturgia eucaristica

Offertorio

Offertorio (versetto proprio del giorno, di solito cantato)

Suscipe Sancte Pater…

Il sac. offre in sacrificio a Dio “la vittima immacolata”, ossia Gesù Cristo, “per i miei innumerevoli peccati, offese e negligenze, nonché a vantaggio dei presenti e di tutti i fedeli cristiani, vivi e defunti, affinché possa giovare a me e a loro a conseguire l’eterna salvezza”.

Prega altresì affinché siamo fatti partecipi, attraverso il mistero del pane e del vino, della divinità di Gesù Cristo, che degnò assumere in Lui anche la natura umana, a tal punto nobilitata.

Veni sanctificator…

Il sac. invoca il Santificatore

Lavabo… (=Laverò tra gl’innocenti le mie mani…)

Mentre recita tale salmo, il sac. si purifica le mani

Suscipe Sancta Trinitas… Invocazione alla Trinità e ai Santi.

Presentazione dei doni

I fedeli portano le offerte all’altare

Benedetto sei Tu, Signore…

Formula ebraica (ma non biblica) di benedizione del cibo.

Lavami Signore da ogni colpa…

Il sac. si purifica le mani

Orate fratres… (=Pregate fratelli perché il mio e il vostro sacrificio…)

Secreta o Super oblata (orazione propria del giorno)

Prefazio

Sanctus o Trisaghion (=Santo, Santo, Santo…)

Consacrazione

La liturgia tradizionale conosce solo il canone romano, in uso almeno dal V secolo e modificato soltanto da Giovanni XXIII con l’aggiunta della menzione di S. Giuseppe. E’ una grandiosa formula di consacrazione (o anafora), attestata fin dal IV secolo (ampi estratti sono riportati nel De sacramentis di S. Ambrogio) con la quale, in comunione con la chiesa universale militante (‘dittici’), il sac. a bassa voce intercede per i vivi e per i morti (i due ‘memento’), invoca gli Apostoli e i Martiri della Chiesa di Roma (‘communicantes’), chiede a Dio di rendere l’oblazione “benedetta, ascritta, rata, ragionevole ed accettabile” (anamnesi), offrendoGli la vittima “pura, santa, immacolata, il pane santo della vita eterna ed il calice dell’eterna salvezza”, pregandoLo di accettarla così come accolse i doni di Abele il giusto, il sacrificio di Abramo il patriarca, l’offerta di Melchisedech sommo sacerdote, affinché essa, per mano dell’Angelo santo, venga portata al sublime altare di Dio e al cospetto della Sua divina maestà (‘supplices Te rogamus’); infine supplica il Padre, attraverso il Figlio, di ammettere anche noi peccatori, benché indegni, nelle schiere dei Suoi Santi (‘nobis quoque peccatoribus’).

Il rito riformato prevede la scelta tra molteplici preghiere eucaristiche (o anafore), la prima delle quali, molto raramente usata, è il canone romano della tradizione con alcune significative modifiche. La più usata (anche perché la più breve) è la seconda anafora, detta di Ippolito, ma in realtà solo liberamente ispirata a quell’antichissima preghiera risalente al III secolo (per un raffronto tra i due testi vedi LINK). In particolare, le nuove preghiere eucaristiche si caratterizzano per essere pronunziate ad alta voce, per la presenza dell’epìclesi (espressa invocazione dello Spirito Santo) e per il fatto di essere inframmezzate da “acclamazioni” dei fedeli; la più comune è: “proclamiamo la Tua morte o Signore in attesa della Tua resurrezione”. Molteplici e successive acclamazioni sono prescritte nelle preghiere di consacrazione per le Messe dei fanciulli, composte in linguaggio assai piatto (“Gloria a Te Signore, che ci vuoi bene”; “Un cuor solo, un’anima sola, per la Tua gloria, Signore”). Secondo quanto annunziato dalla conf. episcopale USA, la S. Sede intende però abolire quelle puerilizzanti Messe dei fanciulli. Altre preghiere eucaristiche sono previste in messe “della riconciliazione” e altre ancora in particolari luoghi.

Per ipsum… o Dossologia (= per Cristo, con Cristo e in Cristo…)

4. Riti di comunione

Pater noster o Oratio dominica (=Padre nostro)

Libera nos o Embolismo (=liberaci Signore da tutti i mali…)

Il popolo risponde con le parole: “Tuo è il regno, Tua la potenza e la gloria nei secoli”, formula che i Protestanti aggiungono al Padre Nostro

Pax Domini sit semper vobiscum (=la pace del Signore sia sempre con voi)

Scambio della pace

Agnus Dei (=Agnello di Dio)

Ecce Agnus Dei… (=Ecco l’Agnello di Dio)

Il popolo risponde Domine non sum dignus…

(= O Signore non sono degno che Tu entri nella mia casa, ma dì soltanto una parola e sarò salvato) ripetuto 3 volte
Il popolo risponde Domine non sum dignus…

una volta sola. La traduzione in italiano di questa frase evangelica è tuttavia infedele (=non sono degno di avvicinarmi alla Tua mensa…)

Comunione

La Comunione avviene in ginocchio e sulla lingua, sempre per mano del sac. e con la formula: “Corpus Domini nostri Jesu Christi custodiat animam tuam in vitam aeternam. Amen” (=il Corpo del Signore Nostro Gesù Cristo custodisca la tua anima per la vita eterna. Amen).

Communio (versetto proprio del giorno, di solito cantato)

La Comunione avviene solitamente in piedi, sulla lingua o anche in mano. Può essere distribuita anche da laici “ministri straordinari dell’Eucarestia” e si usa la formula: “Corpus Christi” (=il Corpo di Cristo), cui si risponde “Amen”.

Postcommunio (orazione propria del giorno)

Ite missa est

Placeat tibi Sancta Trinitas…

Il sac. invoca ancora la S. Trinità affinché accolga con favore il sacrificio offerto

5. Riti di conclusione

Avvisi ed annunzi

Il nuovo Messale consente di inserire in questo punto gli avvisi o ulteriori comunicazioni

Benedizione

Ultimo Vangelo

(Prologo del Vangelo di S. Giovanni) tranne la Domenica delle Palme

Ite missa est

(=La messa è finita…)